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mercoledì 26 novembre 2014

INSTAGNAM Le ricette di Mamma Mad



Il Papi in un'altra vita era uno scimpanzè, o giù di lì. Compra le banane al posto del pane. Ne mangia due al giorno. Le acquista a caschi e rientra a casa come un giovane Tarzan in cerca di ristoro. Riempie il centrotavola, ne mangia una o due e poi decide di giocare al pistolero col Polpetta e così, alla fine, io mi ritrovo il cesto della frutta che sembra un Caravaggio indisposto.

Le banane rimangono lì e io devo buttarle perché non so mai che farne. Bene! Oggi risolviamo il problema! Mamma Mad ci da la ricetta di questo squisito plumcake alle banane che, oltre a farvi smaltire le famose banane mature che nessuno mangia mai, sazierà a dovere gli eventuali gorilla che popolano la casa.


PLUMCAKE ALLE BANANE

420 gr di farina
60 gr di zucchero
2 cucchiaini di polvere lievitante
1/2 cucchiaino di bicarbonato
1/4 di cucchiaino  di sale
2 o 3 banane molto mature
60-80 gr di burro
2 cucchiai di latte
2 uova

Sbattere uova e zucchero. Aggiungere il burro fuso fatto raffreddare e le banane schiacciate con la forchetta, o meglio ancora frullate con il latte (suggerisco latte di riso che è dolce).
Aggiungere la farina e per ultimi bicarbonato, lievito e un pizzico di sale.
Imburrare uno stampo da plumcake e infornare a 180 gradi per 30-40 minuti.
Fate la prova stecchino per verificare la cottura.

martedì 21 ottobre 2014

Papi, ti svezzo in due.

Sì, lo so, da mesi in molti si chiedono che tipo sia il Papi. Beh, ci tengo a rinfrancare i più allarmisti, dichiarando che se il Papi non avesse mostrato fin da subito la sua fredda ironia da eschimese ai tropici, io non lo avrei mai e poi mai preso in considerazione.
C'è da dire che il suo animo, apparentemente così disinteressato alle scene, in realtà è il frutto di una strutturata finzione, perché lui dentro ai miei racconti ci sguazza come un maiale dentro al letame. Lui si farebbe l'editing se solo gliene dessi l'opportunità. E di certi testi teme, teme moltissimo, ma essendo uno che si sparerebbe dentro alla bocca di un leone tanto per capire cosa si prova, affronta il rischio con il brivido di chi resta lì, a mezz'aria, tra la mia pubblicazione e il suo non conoscerne per intero il contenuto.
Questo incipit era doveroso, i maschi sono animali da branco, e c'erano fior fior di padri che da giorni mi fissavano indisposti e gli uomini indisposti non sopravvivono a lungo, pertanto sono intervenuta solo per salvare la specie umana.

Ma torniamo a noi.

So per certo che molte di voi hanno il Bimby e molte altre hanno il Bimby, un marito che cucina, lava, stira e passa il Folletto mentre va narrando al figlio le avventure di Ulisse. Bene, giovani fanciulle che mi auguro possediate anche in natura il gran culo di cui narrate, non mi rivolgo a voi. Mi rivolgo invece a quelle tal'altre donzelle che ogni giorno si avventurano tra gli scaffali del supermercato improvvisandosi giostraie nel tentativo di intrattenere il bambolo che, dentro al carrello, mette costantemente a repentaglio il saldo da pagare alla cassa.
Se c'è una cosa che proprio non riesco a capire invece è il percorso che una mente maschile effettua per arrivare alla medesima cassa del supermercato. Io vado per ordine di arrivo, il Papi invece segue il ciclo dei suoi pensieri e pensa alle uova mentre sfila dallo scaffale la carta igienica, e poi pensa che ha fame e che è dimagrito troppo e che deve reintegrare e allora va al banco della carne e compra tutto ciò che gli sembra commestibile e poi si dimentica che gli ho chiesto per la trentaduesima volta di comprarmi il caffè, perchè - ovviamente - lui il caffè non lo beve mica e allora si compra due ovetti kinder (uno per lui e uno per il Polpetta) e va alla cassa. Fine della spesa.
Eccomi quindi che lo trovo in cucina mentre sbatte in padella una braciola alta quattro centimetri e nel mentre puntualizza che si è dimenticato di comprare il caffè ma in compenso ha preso la cioccolata e che non ha preso la camomilla, ma ha comprato otto bacardi breezer al lime, che aiutano ugualmente la digestione.
E' in momenti come questi, quando lo vedo nascondersi dietro il fitto fumo della terza braciola in cottura, proprio mentre cerco di scollarla dalla padella, che mi chiedo cosa ci sia stato in me di così profondamente folle dall'averlo voluto come padre di mio figlio. E non trovo mai una risposta, una sola intendo. Perché mentre dalla statale il condominio in cui abito viene scambiato per un'acciaieria - tanto è il fumo che esce dalla velux - il Papi inizia a gironzolare per casa a bordo di un minuscolo triciclo e il Polpetta lo rincorre ridendo a perdifiato. Solleticata da quel brulicare di sorrisi avanzo di qualche passo mentre il fumo si dirada, e finalmente incrocio i loro occhi - così uguali, così belli - e ci ricasco ancora!
Il Polpetta si avvicina, afferra un pezzo di carne bruciacchiata e la inizia a ciucciare gorgogliando come un sifone intasato. Il Papi gongola a bordo del suo triciclo, guarda il figlio e si dice che sì, è stato proprio bravo a comprargli quella braciola alta quattro centimetri, che se fosse per lui lo svezzamento partirebbe proprio da lì. Dall'altro lato della cucina mordicchio un quadretto di cioccolata e li guardo con aria da smorfiosa di marciapiede. Mi piacciono esageratamente, fumo d'amore. Anche per il Papi. Anche per lui. Non me ne capacito, ma è così.

Credo. 



mercoledì 15 ottobre 2014

INSTAGNAM Le ricette di Mamma Mad



Io sono un disastro in cucina, già si era capito, ho provato ad affidarmi alle regole dei mille brodini. "Dacci il nostro brodo quotidiano" ripetevo ogni sera. Poi ho iniziato a svegliarmi di notte con l'ansia da carotapatatazucchina e ho deciso di smettere.
Mi sono quindi messa a scavare dentro ai libri. Nessuno era in grado di convincermi, neppure la Parodi che, voglio dire, con quel suo bel tubino color aragosta è riuscita ad insegnarmi che fritta è buona pure una ciabatta. Niente, io dovevo svelare al Polpetta le meraviglie della buona cucina e non sapevo da che parte cominciare! La mia fantasia svaniva nel terrore di quella responsabilità così importante. E poi devo confessarvi un'altra cosa: quando appoggio più di quattro ingredienti sul tavolo il mestolo mi guarda, scrolla la testolona di legno, e se ne torna tristemente nel cassetto.
Poi, ho incrociato altre mamme, quelle che non usano il tacco dodici in cucina, quelle che tolgono i diamanti quando impastano la frolla e ho scoperto le meraviglie della condivisione sociale. Benedetti social network! Perché io grazie a facebook ho conosciuto delle autentiche meraviglie umane e ho trovato lei, Mamma Mad, che come la stella cometa ha dato nuova luce al frigorifero di casa mia.
Certa di fare cosa gradita a molte mamme, proporrò quindi, a più riprese, dei minimenù (siglati dalla sua santa manina) che il Polpetta testa, approva e raccomanda. E il marchio del Polpetta, è inutile dirlo, vale più di un sorriso di Cracco.

RISOTTO SEMI-INTEGRALE ALLE MELE
Fate un soffritto con poca cipolla in olio evo. Tostate il riso con un quarto di mela renetta tagliata a cubetti. Sfumate con vino bianco e aggiungete brodo finché serve. Aggiungete l'altro quarto di mela, tagliata più grossa, due minuti prima della fine della cottura, così resta croccante! Un cucchiaio di grana per mantecare.
Queste sono le quantità per 140 grammi di riso, ma va a piacere!

POLPETTE DI PESCE
400 grammi di platessa in filetto da cuocere al vapore per circa 20 minuti. Tritatela con la forchetta e aggiungetevi poi 2 patate di media grandezza, precedentemente bollite e schiacciate, 50 grammi di pecorino grattuggiato, un pizzico di noce moscata e un pizzico di sale. Pan grattato al bisogno (circa un bicchiere). Lavorate il tutto omogeneamente, formate delle palline di 5-6 cm di diametro, passatele nel pan grattato e fatele rassodare in frigorifero una mezz'ora. Cuocete poi in padella antiaderente, con un filo di olio evo.
La variante col salmone è ancora più golosa!


Già le vedo le mie amiche più giovani, quelle senza figli, che si tuffano sul pentolame nella lussuriosa speranza di trattenere a casa il fidanzato. E la stessa speranza, che però muterà in gioia, la proveranno anche molte mamme davanti al mento sporco di cibo del proprio bambino, le manine collose e gli occhi felici di chi ha mangiato tutto non per dovere, ma per piacere.

venerdì 18 luglio 2014

Due dita di brodo

Due dita di brodo. Sono bastate due dita immerse nel lento bollore di qualche verdurina per decretare la fine di un'era. Ho smesso così di essere l'illusionista della mise en place, non ho più improvvisato una cena con una carota e tre bastoncini di pesce, non ho più potuto portare in tavola un panino al prosciutto, ma ho iniziato a mangiarlo in piedi, mentre tra una padella e l’altra facevo resuscitare il passato di verdura, imbastivo tre varianti di carne condita ma non affatto salata, e prendevo possesso del fornello a gas con la stessa sicurezza con cui avrei affrontato un’appendicectomia. Se prima l’unico libro di cucina che mi ero degnata di sfogliare era quello della divina Parodi, e mi era parso geniale impanare un filetto di pollo con il fondo di patatine destinato alla pattumiera, poi mi sono trovata costretta ad acquistare verdure che, nell’illusionismo più avvincente, mi ero degnata di cogliere solo dentro il congelatore del supermercato. Piegata sopra i fuochi di un lento bollore mi specchiavo dentro uno stagno di carote e patate con la stessa aria innamorata di un novello Narciso.
Che si tratti di svezzamento o autosvezzamento, lo spritz delle diciannove diventerà un miraggio, la pizza scongelata tre minuti prima di essere ingoiata perderà la sua efficacia, il kebab ciucciato a bordo strada in piena notte assumerà i contorni sfumati delle memorie più esotiche. In realtà il take away vi salverà dalla fame in molte occasioni, ma sarà consumato a distanza di sicurezza dal pargolo, che verrà invece sfamato con portate insapori e perdutamente sane.
Io ovviamente parlo del primo figlio, perché con il primogenito tutto si misura in ml e cucchiaini da caffè, mentre già col secondo la sicurezza è tale che riuscireste ad imboccare Cracco strappandogli persino un sorriso.
Dal canto suo invece vostro marito imparerà a scongelare il passato di verdura in contemporanea alle alette di pollo e si sentirà esattamente come il Mago Otelma davanti al pubblico in attesa. Tutto subirà un’irreversibile tendenza alla rivoluzione.
Poi, ovvio, lo so, ci sono anche mamme che amano cucinare, che con il bimby hanno fatto un patto di sangue e che riuscirebbero ad imbastire un pranzo per dodici persone con due uova e un kg di farina, ma questi soggetti meravigliosi li avvicino a fatica, ciò che conservano dentro il freezer ha un qualcosa di vagamente simile ai temutissimi xfiles e pertanto se vedo transitare un loro tupperware nutro un genuino tremore alle tibie.


La gioia di cucinare non credo sboccerà mai nel mio capientissimo cuore da mangiatrice seriale. Io adoro cibarmi delle meraviglie altrui, e proprio in virtù di questo mio innato talento, ho assaggiato più volte il brodo senza sale cercando in ogni molecola il gusto della salute. Ho sniffato con altrettanta insistenza la farina di mais trovandola a tratti meravigliosa. La pappa della sera, quella verdina, con un velo di robiola e un punto di olio di oliva la trovo ora a dir poco incantevole. Lecco il cucchiaio del Polpetta e lui mi guarda con aria infastidita, se poi avanza qualcosa perché a lui – maschio anche nello stomaco – la pappa fredda fa pure un po’ schifo, io me la ingoio come un sorbetto.
Mmmmmhhh - dico - lui mi guarda, sorride, ci capiamo sempre io e lui. Allora apro il cassetto, tiro fuori la cioccolata, gliene infilo in bocca un angolino. Mmmmhhh - dice - io lo guardo, sorrido, ci capiamo sempre io e lui.