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mercoledì 5 ottobre 2016

SAM 2016 - Settimana mondiale per l'Allattamento Materno



Ho allattato trentatré mesi. Trentatré, come gli anni di Cristo. Come i trentini che entravano a Trento. Come l’età che avevo quando sono rimasta incinta.

Non ho rispettato una coincidenza, non ho proprio tenuto il conto di niente. Non sapevo neppure cosa facevo, mentre lo facevo. Non ho nutrito un autentico interesse verso la questione, mi sono sempre tenuta alla larga dalle madri che parlavano di legami assoluti, di dipendenze umane. I bambini allattati col biberon mi parevano un’immagine piuttosto romantica. Non ho mai considerato un abominio i ciucci, men che meno i letti singoli. Non mi sono informata, non ho letto testi, non ho chiesto niente a nessuno. E poi tenevo così tanto in considerazione la mia seconda vista mare che permettere a qualcuno di muoverci sopra delle pretese mi pareva decisamente un abominio. Nella visura catastale risultavo io la padrona delle mie tette e questa già di per sé era una certezza inalienabile

Questa sono stata io, per anni e anni. Poi ho allattato trentatré mesi.

Ma devo dirlo: ho avuto culo. Un gran culo che si è comunque tramutato in rivelazione, perché la mia seconda vista mare è diventata una tavernetta con le panche scrostate.

E comunque adesso, quando incrocio mio figlio in corridoio, quando mi accorgo che stringe in mano un reggiseno e se lo butta sulle spalle come un moderno Conte Dracula, ecco, in quel momento lì la sento tutta la paura che mi sale dai calzini e va su, rapida, fin dentro le ghiandole salivari. Non c’è scampo, la sventura si abbatterà su di me con il più nefasto dei finali: mia nuora sarà proprietaria di un attico con le porte bombate e i tetti a punta e io, per questo, la odierò, in eterno.

Finché morte non ci separi.

venerdì 28 novembre 2014

Outing 1.4

Io sono per l'allattamento al seno e si è capito, il Polpetta ha venti mesi e cerca, chiama, esige la tetta. Bene.
C'è da dire però una cosa, una piccolissima cosa.

Ci sono in giro certe talebane del capezzolo gocciolante che terrorizzano le puerpere in fase di assestamento ormonale imponendo un assolutismo che farebbe invidia a Federico II di Prussia. Bene.

Dato che l'allattamento al seno ha una serie di regole ferree da rispettare affinché tu possa produrre più latte, c'è da dire un'altra cosa - e la dico io, mica l'OMS - che se sei serena, se ti piace, se ci provi gusto, tutti sono più felici, ma se invece ti scoglioni, non stai bene e sei nervosa come un mamba nero dell'Africa centrale hai tutte le sante ragione di mollare.

E alle talebane di cui sopra, che mettono al rogo ciucci, biberon, e madri a mazzi di cinque alla volta, auguro solo che si possano giostrare tra i denti aguzzi di mille bambini pronti ad azzannare tette come vampiri scevri di qualsiasi pietà.

domenica 5 ottobre 2014

Settimana Mondiale dell'Allattamento materno: quando l'amore chiama.


Il primo acquisto fatto dopo il test di gravidanza è stato un biberon. Poi è nato il Polpetta e ho scoperto che il biberon non serviva.
E il Polpetta, a 18 mesi suonati, ciuccia ancora come se non ci fosse un domani.
Io sto bene. Lui è felice.
I conti tornano.

Tutto il resto è noia.

giovedì 5 giugno 2014

Il Polpetta testimonial della campagna: LIBERA TETTA in libero arbitrio!



Se c'è una cosa che mai avrei potuto prevedere è l'entusiasmo con cui le mie tette hanno accolto il Polpetta. Profondamente innamorata della mia scarsa seconda misura, ma soprattutto per nulla soggiogata dall'idea che l'allattamento al seno mi avrebbe resa più mamma, vagavo col mio pancione e acquistavo ostinatamente biberon di tutti i tipi. I racconti horror delle amiche - tra mastiti e ragadi multiple - mi scoraggiavano ancora prima di iniziare.
Poi il Polpetta è nato e in soli tre minuti ha afferrato il seno con le gengive e con la precisa intenzione di non mollarlo più! Il Papi mi chiamava la frisona d'alpeggio. Sparavo latte come un cowboy e colpivo chi incautamente mi si sedeva accanto. Mi dovevo cambiare ogni due ore e a volte mi vergognavo, altre volte ci ridevo su così tanto che il Polpetta finiva per bersi un frappè di ormoni e svagatezza.
Non vi sto qui ad ubriacare con la storia degli anticorpi presenti nel latte materno, perché francamente non ho le competenze per farlo. Posso però dirvi che il nano si è ammalato svariate volte. La scienza parla chiaro, ma l'esperienza poi fa sempre il suo corso e, insomma, il latte materno non rende bionici. Al massimo può rendere felici, ma anche qui non ci sono regole fisse.
Ora il pupo ha 15 mesi e ancora ciuccia e mentre ciuccia sorride. E chi me lo fa fare di togliergli il sorriso?
Cioè, cerchiamo di capirci. A me allattare non toglie tempo. Allatto al mattino e alla sera. Durante il giorno il Polpetta non fa gli assalti al fortino del latte, ma si lancia furiosamente dentro il sacchetto del pane. Forse non posso andare a ballare sui banconi dei bar tutte le sere, ma con un po' di organizzazione e, soprattutto con l'assistenza di amiche adorabili, riesco ad uscire, divertirmi, tornare, sparargli il latte in gola e andare a dormire col sorriso. Per me allattare non è il prolungamento dell'unione con mio figlio, non ho la necessità di dargli il seno per sentirmi mamma, continuo ad avere le stesse idee di indipendenza che avevo prima, ma - e questo è il punto - IO quando allatto mi rilasso. Accendo la tv, mi approprio del telecomando e nessuno mi può disturbare! Sono giustificata. E allora la Champion's League il Papi se la va a guardare in streaming. Non sono schiava, semmai sono libera!

Libera di allattare. Libera di smettere. Libera di fare, disfare, scegliere, sbagliare.
Perché non c'è una regola. Si può allattare a richiesta e poi accorgersi che si sta male, che non è facile, che arriva la febbre, che arrivano le ragadi, che arrivano le lacrime e allora decidere di smettere. Si può smettere! E proprio per questa scelta serena e indipendente sarai una madre bravissima! Una di quelle che non sbaglierà mai nulla per suo figlio. Oppure si può scegliere di allattare a richiesta, sentirsi bene, farlo e continuare a farlo e continuare ad essere serene, donando di conseguenza al proprio figlio pacchi di serenità.

Il Polpetta, assieme ad un nutrito gruppo di bimbi in fasce, è sceso in strada, batte sui tamburi col ciuccio e urla: a tutta tetta! A lui piace perché piace alla sua mamma, questo è il punto.

Segnalo il sito della Lega del Latte. A me è servito moltissimo.