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venerdì 25 dicembre 2015

50 sfumature di noi (forse 51, ecco)


365 giorni di erotismo studiato da tutti i punti di vista, il mio. Letterari e cinematografici, si intende.
E stasera?
Stasera il top.
È la vigilia di natale, voglio dire. Io me lo merito un regalo, no?
C'è gente che, in questo preciso istante, sarebbe disposta a mangiarsi pure la madre, nel vano tentativo di farla smettere di cucinare. 
E poi ci sono quelli che improvvisano regali, ravanano nell'armadio e tirano fuori quel pullover verdinospedale che qualcuno deve pur avergli rifilato in qualche modo, ma c'è l'amnesia che si sostituisce alla redenzione e allora lo reincartano, così, tanto per liberarsene e poter santificare qualche altro essere vivente.
E poi ci sono milioni di genitori che - proprio ora - chiudono pacchi grandi quanto un divano, e attaccano lo scotch sempre nei soliti punti sbagliati e allora lo staccano e scrostano la carta dai rispettivi colori e mimano una bestemmia, ma non la dicono. Sia mai. È la vigilia di natale e poi c'è il bimbo che dorme, di là, beato. E che si fa quando il bimbo dorme così beato, eh? Che si fa?

Io ho già incartato tutto e ho cenato con pane e prosciutto.
Sto pronta! No?

E allora lo vedo arrivare, con un rotolo di nastro adesivo in mano - no scotch, eh... ragazze attenzione! Quello che il Papi stringe in mano è proprio nastro adesivo! Quello che usano i muratori! Gli elettricisti! Quello che vendono in ferramenta! - e mi dico che sì, cazzo, ci siamo! Il Papi ha incrociato Mr Grey da Laroy Merlin e io posso solo ringraziare quel vecchio rincoglionito di Babbo Natale che negli ultimi tre anni se ne è un po' fottuto delle mie quartine spedite in Lapponia, che sto giro l'ha capita l'antifona e se l'è pure imparate a memoria le rime!
Mi lascio quindi fasciare i polsi e nel mentre sogghigno copiosamente. Poi lo guardo mentre afferra un cavo di luminarie, ci spoglia l'albero e me le stringe addosso e mi dico che, diavolo d'un Papi, quando si mette è più brillante di un rossetto Avon. Non ho via di scampo!

EVVIVA!
YUHU!
WOWOW!

Mi tappa la bocca.
Mi tappa la bocca?!
Pennarello.
Pennarello?!
Macchina fotografica.
Macchina fotografica?!

No. Ragazzi! Che cazzo succede?!
Dov'è Mr Grey?! Dove sono i giri della morte?! Ma, soprattutto, dov'è il mio cellulare?!

No! Papi! Metti giù il mio telefono! Non la puoi postare quella cazzo di foto! Io ODIO il natale! Io non li farò MAI gli auguri al mondo intero! Io le mando a fare in culo le persone! Io non lo dico BUON NATALE! Piuttosto mi faccio mettere il glitter sulle unghie dei piedi! Piuttosto mi infilo duecentododici bigodini in testa! Piuttosto mi limono un piatto di trippa! Piuttosto...

...

Vabbè, fate i bravi e se stanotte vi amate tra gli aghi di pino, fatelo con giudizio. Mi raccomando, che io vi penso.

Tutti.

E merry christmas, eh.

domenica 22 novembre 2015

È (quasi) natale. Cazzo.

Dovevate dirmelo. Era vostro dovere avvisarmi.
Non ho neppure digerito la castagnata dei morti, sto ancora vaneggiando sul dodicesimo mojito di fine agosto e voi non me lo avete detto! Ci sono cose che le madri sono tenute a dire! Non ai figli, no, ma alle altre madri, alle povere primipare, a quelle che non partoriscono sapute e che sono pronte a mungere tette, a palleggiare neonati, ad aspirare muco, ma non lo sanno!

n.o.n.l.o.s.a.n.n.o.

Perchè questa cosa non sta scritta da nessuna parte e poi quelle uniche volte in cui ci si imbatte nell'evento fingi pure di non vederlo e, proprio quando stai per metterti in salvo, decidi di smettere di fingere e ti improvvisi Nostradamus e lo urli ai quattro venti, stracciandoti le vesti, che TU, donna emancipata che si è fumata anche i volantini della coop pur di mostrarsi abbastanza mascolina, non entrerai mai in un negozio di giocattoli il venti di novembre per spendere la tua mensilità in un quintale di plastica e bulloni! Che non ti ridurrai MAI a strusciare dentro il tuo sudario in goretex per pedinare la tizia che si è portata via l'ultimo esemplare di un macrocefalo biondo dall'occhio vitreo! Che non lo farai MAI-MAI-MAI di andare su internet e contattare la peggio gente per acquistare al mercato nero una sorta di minimacchinina guidata da un bulldog con la zeppola!

MAI-MAI-MAI...
...un cazzo!

Lo farai e non sarai cosciente di farlo. Ci andrai in quel dannato superstore e sarà persino in pausa pranzo, convinta di fottere gli altri genitori. Ci andrai! Perchè tuo marito te l'ha ribadito tredici volte la sera prima, e giureresti di averlo sentito blaterare persino nel sonno, che da un rapido consulto dei ventisei volantini appesi in bacheca quello del superstore è il prezzo più conveniente. E accadrà e tu lascerai che accada e ti sentirai persino grata della fatica fatta per sputtanare le tue promesse di indipendenza.
Lo farai e sarà esattamente così...
Ti dirai che è il venti di novembre e che puoi andarci tranquilla al megastore, che i volantini pascolano nelle bussole della posta da una settimanella scarsa e che c'è la crisi, c'è la guerra, c'è la pace, c'è che tutti hanno da dire e fare altro e allora puoi vestirti di campanellini e entrarci scalza in quella corsia di luci e colori perchè tanto niente e nessuno potrà mai castigare il tuo karma.
SQUAT!
Il primo lo fai che neppure te ne accorgi. Ti pieghi, e ti ripieghi, ti bruciano i muscoli ma non lo senti tanta è la concentrazione nel controllare per la trentaduesima volta il doppiofondo degli scaffali. E solo davanti alla commessa che ti darà il sold out, solo allora accuserai il primo tremore, il primo cedimento muscolare.
TLIN!
Il Polpetta è stato chiaro. Questo è il suo primo Natale in stereo e lo ha detto, esplicitamente, senza mangiarsi nessunissima parola: quartier generale! quartier generale!
Eccheè?
Velodicoio! Un ammasso di plastica colorata su cui far scivolare una certa quantità di cagnolini ammaestrati da un bimbominchia munito di iphone8.
Eppure non ce l'ho il cuore per fingere di non aver sentito. Non è più il bambolo mumu di un anno fa e io non posso più dirgli che il legno colorato con il succo di pomodoro è figo da far paura, non posso più fargli credere che i cubetti monocromatici da impilare in tinta con le mie unghie sono la cosa più interessante di questa terra.
OH! OH! OH!
Non posso più imporgli la mia, capite? Ma non dovevo scontrarmi con lui solo a sedici anni per il motorino? Non era questo il primo intoppo tra me il mio giganterrimo amore nei suoi confronti!?

Il punto è un altro però... il venti di novembre il quartier generale è chiaramente ESAURITO
MALEDETTE VOI!
Solo ora vi vedo mentre vi avvicinate allo scaffale della Paw Patrol come delle vietcong addestrate  e controllate la corsia alle vostre spalle e vi lanciate verso l'ultimo residuato bellico di plastica e bulloni! Solo ora vi vedo, mentre ve ne andate sogghignando e vi voltate e mi guardate e pensate poverasfigata.
Ebbene se credete di esservi giocate il nobel per la pace con questo gesto orribile, scordatevelo! Accusato il colpo ho poi sferrato il mio di rimando e ne vado talmente fiera che non ho il coraggio di guardarmi allo specchio, perchè lo so, lo so che c'ho scritto stronza in fronte.

Oggi ho varcato la soglia dell'ennesimo negozio di giocattoli, e no, non cercavo il quartier generale, perchè il Polpetta nel mentre aveva lanciato un altro messaggio subliminale dandomi la salvifica alternativa. Entravo e compravo carta rossa per imballare l'acquisto già fatto altrove e mentre ero in coda alla cassa, mentre guardavo le altre madri che, funamboliche, sostenevano in bilico su un piede solo il peso di dodici puzzle di Violetta, ho notato una giovane donna abbracciata al suo camion bianco e grigio, quello che porta in giro i sette fantomatici cagnolini di cui sopra, quello che io - perlappunto - ho comprato in offerta al megastore dopo essermelo guadagnato a suon di gomitate. Del resto la commessa me l'aveva detto che non poteva garantire un riassortimento e aveva sottolineato che ero stata fortunata ad accaparrarmelo e mi aveva anche saggiamente consigliato di correre dritta alla cassa e di infilarmelo poi sotto il giaccone e di tenermelo stretta alle tette finchè non fossi giunta sana e salva fino alla macchina.

La giovane madre se lo stringeva altrettanto con forza alle sue di tette, guardava il marito e sogghignava un "siamo fortunati! sai, era l'ultimo".
PIT!
Il codice a barre alla cassa sgranava un rosario di 95 euro!
Ok, lo ammetto, stavo per buttarmi come Buffon ai mondiali, ero pronta ad infilarmi tra lei il bancomat, stavo per farlo! Ma poi non l'ho fatto. La mia dea interiore si è svegliata dai postumi dell'ultima sbornia per tirarmi il lobo destro dell'orecchio e sussurrare: perdonala, perchè non sa quello che fa...

Io quel camion, in offerta, al megastore, me lo ero portava via con dei misererrimi 50 euro e questo alle volte si chiama culo. E allora la prima cosa che ho pensato incrociando i gelidi occhi azzurri del babbo natale posto all'uscita del negozio è stata che quello della madre è tanto il mestiere dell'amore quanto il mestiere della stronza.

E questo è il mio primo pensiero natalizio, pensate un po'...

E il vostro? Dai ditemelo, ma toglietevo quel rosa ciclamino che vi imbelletta le gote, tanto lo so che siete stronze pure voi.

Anche a Natale.

giovedì 25 dicembre 2014

Buon natale. Comunque.

Un anno fa, a quest'ora, noi si tornava a casa dal pronto soccorso. Tutti con la gastroenterite e un Polpetta piccinopicciò che ci costringeva ad abbandonare la tazza del cesso per pulire un culetto che non la smetteva di dire la sua. Un'immagine non proprio natalizia, direte voi. E c'avete pure ragione. Ma il Natale di merda prima o poi arriva.

Passa un anno, la vita accade, continua a improvvisare i suoi giri acrobatici. E ti ritrovi così ad armeggiare con situazioni difficili, dolorose, e ti guardi indietro e pensi che la gastroenterite dell'anno prima era stata alla fin fine una gran bella figata e che, se te ne dessero l'occasione, faresti pure a cambio, perché pure sto giro il signor Babbo Natale non c'ha capito un cazzo.
La tristezza capita, anche a Natale.
Ci sono momenti dell'anno in cui il cuore pompa a mille e se devi amare ami di più, perché è Natale e, per contro, se devi essere triste lo sei di più, sempre perché è Natale.
E non è vero che se hai un bimbo piccolo viene tutto più facile, la vita ti passa accanto e la lasci andare in virtù di quell'esserino e le sue prime meraviglie, non è vero. La vita in certi momenti fa schifo uguale. Specie se è Natale. Perché se manca una persona, se manca un affetto, se mancano degli elementi che il tuo sangue cerca, la voragine si spalanca e il cuore si sbreccia.
I luccichii degli alberi a festa abbagliano le emozioni. Tanto sorridi, tanto investi, tanto ci credi. Tanto soffri, tanto ti fai fregare, tanto ti perdi.

Il Polpetta dorme nel suo lettino, i regali lo aspettano sotto l'albero, attendo il luccichio dei suoi occhi per concentrarmi, aggrapparmi, perdermi dentro quel violento bagliore d'amore che compensa, e qualche volta, trascina via anche il dolore. Lo prenderò in braccio, ci concentreremo insieme, e con la forza di quel pensiero accarezzeremo i profili meravigliosi di chi ci manca così tanto. Alle volte funziona, dicono. Vi farò sapere.

Buon nataleComunque.